Lavoro

Da oggi paghi metà tasse se torni a lavorare in smart working: tutte le novità

patto di rispettare requisiti specifici
smart working e regime degli impatriati (www.lavocedeldaimon.it)

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente fornito un chiarimento cruciale riguardo al regime fiscale agevolato per chi lavora in smart working.

La risposta n. 2 del 12 gennaio 2026 conferma che è possibile beneficiare di una tassazione ridotta al 50% sui redditi da lavoro, a patto di rispettare requisiti specifici, aprendo nuove prospettive per professionisti qualificati che scelgono di rientrare stabilmente nel nostro Paese.

L’attenzione si è focalizzata su un ingegnere che, dopo aver lavorato nel Regno Unito dal 2020, ha deciso di tornare in Italia alla fine del 2025. Il professionista ha firmato un contratto con la sede milanese di una società con sede legale a Berlino, mantenendo però la possibilità di lavorare prevalentemente in modalità agile. Questo caso ha sollevato il dubbio se il regime fiscale agevolato per impatriati potesse essere applicato anche in presenza di un datore di lavoro estero e senza una presenza fisica continuativa in ufficio.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, secondo l’art. 5 del d.lgs. n. 209/2023, modificato dalla legge n. 132/2025, il beneficio fiscale si applica a partire dall’anno d’imposta 2026 e per i quattro anni successivi, riconoscendo pienamente la validità dello smart working come modalità di lavoro sul territorio italiano. Ciò significa che non è necessario essere fisicamente in sede ogni giorno, purché la prestazione lavorativa venga svolta prevalentemente in Italia.

Requisiti per accedere alla tassazione agevolata

Il vantaggio consiste nella tassazione ridotta al 50% dei redditi da lavoro, entro un tetto massimo di 600.000 euro annui. Tuttavia, per usufruire di questa detassazione, alcune condizioni sono imprescindibili:

  • Non essere stati residenti fiscalmente in Italia nei tre anni precedenti il rientro;
  • Svolgere l’attività lavorativa prevalentemente sul territorio nazionale;
  • Possedere una qualificazione specialistica o un alto livello professionale;
  • Mantenere la residenza fiscale in Italia per un periodo minimo (almeno due anni).

Ulteriore novità riguarda la clausola anti-abusi: se il datore di lavoro italiano coincide con quello estero o fa parte dello stesso gruppo societario, il periodo minimo di permanenza all’estero si estende fino a 6 o 7 anni, a seconda che il lavoratore abbia o meno già svolto attività in Italia per lo stesso gruppo. Questa misura mira a evitare rientri fittizi o semplici trasferimenti intra-gruppo per ottenere agevolazioni fiscali.

Un importante risvolto della normativa riguarda la libertà geografica nell’esercizio del lavoro da remoto.

Smart working e opportunità territoriali: non solo le grandi città (www.lavocedeldaimon.it)

Un importante risvolto della normativa riguarda la libertà geografica nell’esercizio del lavoro da remoto. Il chiarimento ufficiale conferma che il luogo di lavoro può essere qualunque località italiana, senza obbligo di presenza in grandi centri urbani come Milano o Roma. Questo apre la possibilità di vivere e lavorare in città medie, piccoli comuni o aree interne, contribuendo a un rilancio economico e sociale di territori finora marginali.

L’impatto di questo cambiamento è significativo: un professionista con salario internazionale e tassazione ridotta può scegliere di stabilirsi in aree con costi di vita più bassi e migliore qualità dell’abitare, senza rinunciare a opportunità professionali di livello globale. Il regime degli impatriati, quindi, diventa uno strumento strategico anche per lo sviluppo territoriale e la valorizzazione di aree meno urbanizzate.

Aspetti operativi e garanzie per i lavoratori

In termini pratici, questa agevolazione può essere applicata direttamente in busta paga, a fronte della presentazione della documentazione necessaria all’azienda. Se il datore di lavoro non offre questa possibilità, il contribuente conserva comunque il diritto a recuperare il beneficio nella dichiarazione dei redditi, garantendo così flessibilità e tutela.

Questo regime non è una misura estemporanea o riservata esclusivamente ai cosiddetti “cervelli in fuga”, ma coinvolge una platea più ampia: professionisti che già lavorano da remoto per aziende straniere, italiani all’estero che valutano un rientro graduale, famiglie e aziende internazionali che assumono talenti basati in Italia senza dover aprire una sede locale.

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