Con l’espansione continua del commercio digitale, il fenomeno del pagamento dilazionato online, , si conferma tra i più utilizzati.
La mancanza di una regolamentazione rigorosa espone consumatori e venditori a rischi significativi, tra cui la possibilità di un indebitamento inconsapevole e difficoltà nella gestione delle proprie finanze personali. In Italia, realtà come Scalapay hanno trasformato questo modello in un vero e proprio successo, ma quali sono le implicazioni di questo trend e quali novità emergono in termini normativi e di mercato?
Il sistema di pagamento a rate senza interessi proposto da piattaforme come Scalapay e Paypal consente ai clienti di acquistare beni online e pagare in 3, 4 o addirittura fino a 36 rate mensili, senza dover fornire documenti di reddito o garanzie finanziarie. Al momento dell’acquisto, il venditore riceve immediatamente l’intero importo dalla piattaforma, che trattiene una commissione, mentre il cliente salda le rate direttamente all’azienda di pagamento tramite addebito su carta di credito o debito.
Questa semplicità ha contribuito a una rapida diffusione del servizio, soprattutto tra i giovani tra i 20 e i 39 anni, che rappresentano più del 65% degli utilizzatori. Viene impiegato principalmente per acquisti di prodotti di consumo come abbigliamento, elettronica, viaggi e arredamento. Tuttavia, la mancanza di un controllo stringente sul reddito e sulla capacità di rimborso del cliente espone le piattaforme a un rischio di insolvenza elevato e i consumatori a un potenziale sovraindebitamento. Infatti, secondo analisi del CRIF, il tasso di insolvenza legato a questi pagamenti in Italia è quasi raddoppiato nel biennio 2020-2021, pur rimanendo inferiore rispetto ad altri mercati come gli Stati Uniti, dove il fenomeno è più maturo e i rischi di default sono più evidenti.
Le normative europee attuali prevedono alcune tutele, ma sono limitate a contratti di importo superiore a 200 euro o di durata superiore a tre mesi; ciò lascia una vasta fascia di operazioni fuori dalla regolamentazione tradizionale del credito al consumo.
Scalapay: il successo italiano nel mercato del pagamento dilazionato
Nata nel 2019 da un’idea di Simone Mancini e Johnny Mitrevski, Scalapay è diventata rapidamente un leader nel settore del buy now pay later, raccogliendo nel 2022 un finanziamento record di 497 milioni di dollari, guidato da investitori internazionali di rilievo come Tencent e Tiger Global. Con oltre ottomila brand partner tra cui Moschino, Decathlon, Intimissimi e Calzedonia, la startup italiana ha saputo intercettare la domanda di un mercato in espansione, offrendo un servizio gratuito per i consumatori e finanziato attraverso commissioni applicate ai rivenditori.
Il modello di Scalapay si basa su una tecnologia innovativa che semplifica il processo di pagamento, eliminando la necessità di ripetere la registrazione su diversi e-commerce e consentendo la gestione delle rate attraverso un’app dedicata, che permette anche di modificare le scadenze o saldare anticipatamente. L’azienda, con sede a Milano e un team in crescita che entro fine 2026 supererà i 400 dipendenti in Italia, punta a consolidare la propria posizione nel mercato europeo e a sviluppare nuovi strumenti per integrare il pagamento digitale nei social network e nelle piattaforme di intrattenimento, come Netflix.

Le prospettive normative e i controlli sul rischio di indebitamento (www.lavocedeldaimon.it)
Il crescente utilizzo del buy now pay later ha spinto le autorità europee a considerare un inquadramento normativo più rigoroso di questo modello di credito. Attualmente, infatti, non rientra nelle stesse tutele delle tradizionali forme di finanziamento, dato che le piattaforme offrono prestiti a breve termine senza interessi e senza verifiche approfondite sulla capacità di rimborso.
Paesi come il Regno Unito stanno già introducendo misure per aumentare la trasparenza e la sicurezza: sarà obbligatorio fornire pubblicità chiare con avvertenze sui rischi, le piattaforme dovranno ricevere l’autorizzazione della Banca Centrale e saranno eseguiti controlli sul merito creditizio dei consumatori. In Italia, pur in assenza di una normativa specifica, la Banca d’Italia ha lanciato un richiamo pubblico sull’importanza di monitorare i rischi di sovraindebitamento legati a questi strumenti.
Un elemento chiave per migliorare la sicurezza è l’inclusione delle operazioni di buy now pay later nelle banche dati del credito come il CRIF. Attualmente la segnalazione non è obbligatoria e ciò può generare situazioni di indebitamento “invisibile” ai tradizionali istituti finanziari, che così non sono in grado di valutare correttamente il profilo di rischio di un cliente che chiede un mutuo o un altro prestito.








