Lavoro

Il Bonus del Rientro 2026: come raddoppiare il tuo stipendio netto lavorando da remoto

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Stipendio e smart working - Lavocedeldaimon.it

L’Agenzia delle Entrate chiarisce requisiti e vantaggi fiscali per chi torna in Italia lavorando da remoto: detassazione al 50%, limiti di reddito e novità normative 2026.

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente chiarito con la risposta n. 2 del 12 gennaio 2026 le modalità di accesso al Bonus del Rientro 2026 per i professionisti che scelgono di tornare a lavorare in Italia, anche in modalità smart working per aziende estere. Questo regime di tassazione agevolata, noto come regime dei lavoratori impatriati, consente una significativa riduzione fiscale sul reddito da lavoro, facilitando il ritorno dei cosiddetti “cervelli” italiani dall’estero.

Requisiti e benefici fiscali per i lavoratori: stipendio al doppio

Il Bonus del Rientro 2026 prevede una tassazione agevolata pari al 50% sul reddito di lavoro prodotto in Italia, con un limite massimo di 600.000 euro annui. Per poterne usufruire, il lavoratore deve:

  • non essere stato residente in Italia nei tre anni solari precedenti il rientro;
  • trasferire la propria residenza fiscale in Italia per almeno quattro anni consecutivi;
  • svolgere la propria attività lavorativa prevalentemente in Italia durante il periodo d’imposta;
  • possedere un’elevata qualificazione o specializzazione professionale, come definito dalla normativa vigente.

Un elemento fondamentale riguarda la verifica della “novità” del rapporto di lavoro: se il lavoratore rientra presso lo stesso gruppo o datore di lavoro con cui aveva già un rapporto in Italia o all’estero, sono richiesti periodi di residenza all’estero più lunghi (sei o sette anni), al fine di evitare rientri fittizi o spostamenti interni al gruppo aziendale.

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Bonus smart working: come richiederlo – Lavocedeldaimon.it

Il regime prevede una doppia modalità di fruizione dell’agevolazione fiscale. Il lavoratore può chiedere l’applicazione immediata della detassazione direttamente in busta paga, presentando all’azienda tutta la documentazione necessaria. Qualora il datore di lavoro non aderisca, il contribuente può recuperare integralmente il beneficio in sede di dichiarazione dei redditi, mantenendo così la flessibilità nella gestione fiscale del rientro.

L’agevolazione è stata confermata anche dalla recente Legge di Bilancio 2026, che non ha modificato il regime, garantendo continuità e certezza a chi decide di rientrare in Italia.

Dal 1° gennaio 2024, con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 209/2023, il regime è stato profondamente riformato rispetto al passato. Le principali novità riguardano:

  • la riduzione della detassazione dal 70-90% al 50% del reddito imponibile;
  • il tetto massimo di reddito agevolabile fissato a 600.000 euro annui;
  • l’esclusione dei redditi d’impresa dal beneficio, limitando l’agevolazione ai redditi da lavoro dipendente e autonomo;
  • l’introduzione di requisiti più stringenti per la permanenza all’estero e la qualificazione professionale.

Tuttavia, per i lavoratori che si trasferiscono in Italia con figli minori o che divengono genitori durante il periodo di fruizione del regime, la quota di reddito non imponibile sale al 60%.

Si conferma inoltre il regime per docenti e ricercatori, con esenzione IRPEF del 90% per sei anni, e il regime dei “neo residenti”, riservato a persone con elevata capacità contributiva, che applica un’imposta sostitutiva forfettaria sui redditi esteri.

Il caso dell’ingegnere rappresenta un esempio calzante per comprendere come la normativa si applichi a professionisti con qualifiche elevate. In Italia, la professione di ingegnere è regolamentata e richiede il possesso di laurea specialistica o magistrale in ingegneria, oltre all’iscrizione al relativo albo professionale per esercitare in modo autonomo.

Il ritorno in Italia di ingegneri con esperienze internazionali, come nel caso esaminato, trova quindi nel Bonus del Rientro 2026 un incentivo concreto per facilitare il reinserimento nel mercato del lavoro nazionale, anche grazie alla possibilità di svolgere attività da remoto per datori di lavoro esteri.

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