Un’immagine ambigua, che in molti hanno visto come la testa di una tigre o una scimmia aggrappata a un ramo, continua a suscitare interesse.
Questo tipo di test visivo, spesso associato a interpretazioni psicologiche, stimola la riflessione sui tratti nascosti della personalità di chi osserva.
Nel panorama degli studi sulla mente umana, tali stimoli visivi si riallacciano a concetti fondamentali come quelli di Carl Gustav Jung e alle ricerche pionieristiche di Roger Wolcott Sperry, neuroscienziato premio Nobel per la Medicina nel 1981.
Il significato psicologico delle immagini ambigue
L’immagine in questione è entrata nella cultura popolare come un gioco con pretese psicologiche, in cui la prima figura percepita – una tigre bianca o una scimmia nera – è interpretata come indicativa di caratteristiche personali. Chi vede la tigre viene descritto come una persona razionale, precisa e orientata alla pianificazione, che privilegia la logica e la concretezza, evitando che le emozioni interferiscano con gli obiettivi. Al contrario, chi scorge la scimmia è considerato più emotivo, creativo, impulsivo e guidato dall’intuito e dai sogni piuttosto che da piani rigorosi.
Questa distinzione richiama indirettamente la teoria della lateralizzazione cerebrale, ovvero la specializzazione differenziata degli emisferi cerebrali, studiata e dimostrata da Sperry con i suoi celebri esperimenti sui pazienti “split-brain”. Sebbene l’immagine non sia un vero test scientifico, essa si rifà all’idea che la percezione visiva e l’elaborazione cognitiva possano rivelare aspetti inconsci della personalità.

Il test di Rorschach: un parallelo nel mondo della psicodiagnostica(www.lavocedeldaimon.it)
Il test di Rorschach, ideato dallo psichiatra Hermann Rorschach agli inizi del Novecento, è uno strumento psicodiagnostico utilizzato per indagare l’organizzazione cognitiva, la sfera emotiva e le relazioni interpersonali di un individuo. La somministrazione consiste nel mostrare 10 tavole con macchie d’inchiostro simmetriche e chiedere al soggetto cosa vede, senza limitazioni di tempo.
Nonostante la sua popolarità, il test presenta limiti psicometrici che ne rendono complessa l’interpretazione, ma rimane comunque uno strumento prezioso per esplorare la personalità in modo proiettivo. I risultati non si basano solo sul contenuto delle risposte, cioè sulle figure viste, ma anche su altri fattori come la posizione della macchia considerata, il tempo di risposta e le determinanti formali (forma, colore, movimento).
L’immagine della tigre o della scimmia, pur non essendo parte del test di Rorschach, funziona secondo un principio simile: stimola una reazione soggettiva che può dare indizi sulle modalità percettive e sulle tendenze psicologiche individuali, in un gioco tra conscio e inconscio.
Tra scienza e popolarità: la diffusione del test sul web
L’idea che questa immagine sia collegata direttamente a Roger Sperry, neuroscienziato che ha esplorato la divisione funzionale del cervello, è priva di conferme ufficiali. Più probabilmente, si tratta di un fenomeno virale nato sul web con intento ludico, ispirato a concetti scientifici ma non validato come test psicologico.
La popolarità di questo gioco visivo testimonia l’interesse diffuso per le dinamiche mentali e per la comprensione di sé attraverso stimoli semplici ma simbolicamente potenti. La psicologia moderna riconosce da tempo il valore delle immagini ambigue, sia nei contesti clinici sia in quelli di auto-riflessione, come finestre aperte sulle parti più profonde e meno consapevoli della mente umana.








